DIMORANZA

Dimoranza  /  La parola

dimoranza

/di·mo·ràn·za/  ·  sostantivo femminile

Etimologia: da dimorare, con il suffisso -anza, lo stesso di speranza e lontananza, di ascendenza provenzale. Una parola italiana antica, tornata a vivere con un significato nuovo.

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Accezione antica · dal Trecento alla fine dell’Ottocento

Il dimorare, il trattenersi in un luogo; dimora, indugio.

Attestata nella letteratura italiana dal Trecento, con esempi in Boccaccio, Giovanni Villani, Sacchetti e Tasso. È a lemma nel Vocabolario degli Accademici della Crusca fin dalla prima impressione, Venezia 1612, e nella lessicografia storica successiva. Nel corso del Novecento la voce esce dall’uso.

«Dimora. § Per luogo, ove si dimora. Lat. mansio.» Vocabolario degli Accademici della Crusca, prima impressione, 1612
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Nuova accezione · 2026

La condizione per cui un luogo continua ad abitare interiormente una persona, e i suoi figli, e i nipoti dei suoi figli, anche a un oceano e a un secolo di distanza. Non è nostalgia: è una forma di appartenenza che non dipende dal risiedere né dal tornare.

Accezione definita da Luca Cervadoro nel saggio DIMORANZA. Manifesto per una Civiltà Ubiqua, pubblicato il 12 giugno 2026 e tradotto in sei lingue. Chi vive questa condizione è detto dimorante.

«Non è la persona che abita il luogo, è il luogo che abita la persona.» Dal dibattito attorno al libro

Tre parole, un quadro che si completa

La lingua italiana contemporanea ha dato un nome a chi resta e a chi torna. Mancava il nome per la condizione più vasta: chi appartiene senza restare e senza tornare.

restanza
La scelta consapevole di chi resta nei luoghi. Risemantizzata da Vito Teti.
tornanza
Il movimento di chi fa ritorno ai luoghi d’origine.
dimoranza
L’appartenenza di chi porta il luogo dentro, ovunque viva. Il tassello che mancava.

Esempi d’uso

  • Tre generazioni a Buenos Aires, eppure la dimoranza di quel paese non li ha mai lasciati.
  • Il Comune ha istituito un registro per dare forma amministrativa alla dimoranza dei propri discendenti nel mondo.
  • Non è nostalgia, è dimoranza: il paese continua ad abitarlo, anche se lui non ci ha mai messo piede.

La parola negli atti e nei vocabolari

Trecento – Ottocento
Attestazioni dell’accezione antica nella letteratura e nella lessicografia storica.
1612
La voce è a lemma nel Vocabolario degli Accademici della Crusca, prima impressione.
Novecento
La parola esce dall’uso e si inabissa.
12 giugno 2026
Esce DIMORANZA. Manifesto per una Civiltà Ubiqua di Luca Cervadoro: la parola torna con la nuova accezione, in sei lingue.
29 luglio 2026
Il Consiglio comunale di Maida approva all’unanimità la delibera n. 25: Maida Città della Dimoranza, con il Registro dei Dimoranti, il Certificato di Dimoranza e la Giornata del Dimorante. La parola entra in un atto amministrativo.
11 settembre 2026
La parola viene segnalata all’Accademia della Crusca. Il carteggio è pubblicato nella sala stampa.
30 settembre 2026
L’Istituto Treccani pubblica la segnalazione e la definizione nella sezione Lingua italiana del proprio sito, colloca la parola accanto a restanza e tornanza e annuncia che ne monitorerà la diffusione nell’uso.
Ottobre 2026
La segnalazione è inoltrata alla redazione dello Zingarelli, al lavoro sulla prossima edizione. Al Registro dei Dimoranti risultano iscrizioni da tre continenti.

Nota di metodo: nessun vocabolario, a oggi, registra la nuova accezione. Una parola entra nei dizionari soltanto attraverso l’uso dei parlanti nel tempo. Questa pagina documenta; non proclama.